Disturbi d’ansia


Secondo la classificazione del DSM IV, i disturbi d’ansia si dividono in 6 categorie principali:

  • Disturbo d’ansia generalizzato
  • Fobie
  • Attacchi di panico
  • Disturbo ossessivo-compulsivo
  • Disturbo post-traumatico da stress
  • Disturbo acuto da stress

 

 Disturbo d’ansia generalizzato 

La persona affetta da disturbo d’ansia generalizzato è preda di un’ansia persistente, spesso concernente piccole cose.

Il carattere distintivo di questo disturbo è una preoccupazione cronica, incontrollabile, per qualsiasi genere di circostanza o attività; Il disturbo è così pervasivo da essersi meritato l’appellativo di ansia diffusa.

Questo disturbo può compromettere la qualità di vita delle persone che ne sono affette poiché esse vivono in uno stato di tensione continua: si preoccupano non solo per gli eventi quotidiani della vita, per lo stress a cui sono sottoposti, ma per qualsiasi cosa: i familiari, la salute, la situazione economica, il lavoro, il mondo che li circonda.

Sono inoltre frequenti sintomi somatici come sudorazione, vampate di rossore, batticuore, nausea, diarrea, sensazione di freddo, mani appiccicose, bocca secca, nodo alla gola, respiro poco profondo, pollachiuria (aumento della frequenza delle urine). Anche la frequenza del polso e la respirazione possono essere elevate. A volte vengono lamentati disturbi alla muscolatura scheletrica: tensione e dolenzia muscolare, soprattutto nella zona della nuca e delle spalle; tic alle palpebre e in altre parti del corpo; tremori; facile affaticabilità e incapacità a rilassarsi.

Coloro che soffrono di questo disturbo sussultano facilmente e sono agitati e irrequieti;  in genere sono apprensivi e spesso si tormentano immaginando qualche disgrazia incombente, come la morte. Molto comuni sono anche l’impazienza, l’irritabilità, gli scoppi d’ira, l’insonnia e la distraibilità, dovuti allo stato di continua tensione che la persona vive.

 

 Fobie 

La fobia viene definita come un comportamento di evitamento  mediato dalla paura e in grado di interferire significativamente con le normali attività dell’individuo.

Tale condotta di evitamento, inoltre, è sovradimensionata rispetto al pericolo rappresentato dall’oggetto o dalla situazione specifici, e l’individuo ne riconosce l’irragionevolezza.

Tra le fobie più diffuse sono presenti la paura delle altezze (acrofobia), la paura dei ragni (aracnofobia), la paura dei serpenti (ofidiofobia), la paura del sangue e delle ferite (emofobia), la paura degli spazi chiusi (claustrofobia), la paura dei luoghi pubblici (agorafobia), la paura di essere sepolti vivi (tafofobia) e la paura dei cani (cinofobia).

Le Fobie si possono sudividere in Fobie specifiche e Fobie sociali.

Fobie specifiche

Le fobie specifiche sono paure ingiustificate, causate dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o di una situazione specifici.

Molte paure specifiche non causano problemi così invalidanti da spingere la persona a cercare un aiuto esterno. Se, per esempio, una persona affetta da una estrema paura dei coccodrilli vive in un’area metropolitana, molto probabilmente avrà ben pochi contatti diretti con l’oggetto della sua paura, per cui si convincerà di non soffrire di alcun problema serio. Il discorso sarebbe ben diverso se la persona in questione vivesse in una zona in cui è presente un grande numero di coccodrilli.

Il termine fobia in genere implica una sofferenza psicologica soggettiva e una menomazione del funzionamento sociale o lavorativo come conseguenza dell’ansia.

Il contenuto delle fobie specifiche varia notevolmente da una cultura all’altra; in Cina per esempio, Pa-leng è una fobia del freddo in cui la persona teme che la perdita di calore corporeo possa minacciare la sua esistenza. Questa paura appare correlata alla filosofia cinese dello yin e dello yang, dove lo yin indica gli aspetti freddi e ventosi della vita, che indeboliscono l’energia. Pertanto, le convinzioni più diffuse all’interno di una cultura sembrano in grado di incanalare le paure individuali verso particolari situazioni od oggetti.

Fobie sociali

Si definisce fobia sociale, detta anche disturbo d’ansia sociale, una paura irrazionale e persistente, generalmente collegata alla presenza di altre persone.

Questa condizione può essere estremamente debilitante, in quanto chi ne soffre cerca di evitare una particolare situazione in cui potrebbe essere oggetto di valutazione da parte di altri e rivelare segni di ansietà o manifestare un comportamento imbarazzante.

Le fobie sociali possono essere di tipo generalizzato o specifico, a seconda della gamma di situazioni temute ed evitate. Negli individui che soffrono del tipo generalizzato il disturbo ha un esordio più precoce ed è spesso accompagnato da una maggiore tendenza alla depressione e all’abuso di alcool.

Le fobie sociali sono piuttosto comuni e il loro esordio è spesso localizzato durante l’adolescenza, quando la consapevolezza sociale e l’interazione con gli altri assumono un’importanza molto maggiore nella vita della persona. Non è raro tuttavia che queste paure si manifestino anche tra i bambini.

Come per le fobie specifiche, il contenuto delle fobie sociali varia in base alla cultura di appartenenza. In Giappone, per esempio, ha un ruolo di primo piano la paura di recare offesa agli altri; negli Stati Uniti è più comune la paura di essere valutati negativamente dagli altri.

 Attacchi di panico 

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 Disturbo ossessivo-compulsivo 

Il disturbo ossessivo-compulsivo è un disturbo d’ansia in cui la mente è invasa da pensieri persistenti e incontrollabili, o in cui la persona è spinta irresistibilmente a ripetere di continuo certi atti; ne conseguono un notevole disagio psicologico e una rilevante interferenza con le attività della vita quotidiana.

Di solito insorge agli inizi dell’età adulta, spesso in seguito a qualche evento stressante, come una gravidanza, il parto, un conflitto familiare o difficoltà sul lavoro.

L’esordio precoce è più comune fra gli uomini ed è associato a compulsioni di controllo, ovvero alla ripetizione di gesti e comportamenti che hanno la funzione di tenere costantemente sotto controllo l’ambiente circostante. L’esordio tardivo è più frequente fra le donne e si associa a compulsioni di pulizia, come ad esempio lavarsi frequentemente le mani, fare molte docce durante la giornata o pulire in continuazione le casa.

A volte il disturbo è preceduto da un episodio depressivo, altre volte è il disturbo stesso ad essere seguito da depressione. Il disturbo ossessivo-compulsivo può risultare associato ad altri disturbi d’ansia, in particolare a quello di panico e alle fobie, nonché a vari disturbi di personalità.

Le ossessioni  sono pensieri, impulsi, o immagini a carattere invasivo e ripetitivo, che si presentano non voluti alla mente e appaiono irrazionali e incontrollabili all’individuo che li subisce. Se è vero che molti di noi possono avere fugaci esperienze di questo genere, per chi è afflitto da un’ossessione esse possono essere di tale intensità e frequenza da interferire pesantemente con il suo normale funzionamento.

Una compulsione  è un comportamento ripetitivo o un’azione mentale che la persona si sente costretta ad eseguire per ridurre il disagio causato dai pensieri ossessivi o per scongiurare il verificarsi di una qualche calamità. Tale azione non ha alcun legame realistico con il suo scopo apparente, oppure è chiaramente eccessiva. Spesso la persona che soffre di questo disturbo continua a ripetere sempre la stessa azione perché teme che se mancasse di eseguirla ne deriverebbero conseguenze terribili. La frequenza con cui un’azione compulsiva viene ripetuta può essere elevatissima.

Le compulsioni più comuni hanno a che fare con la pulizia o con l’ordine, raggiunti solo in virtù di complicati cerimoniali che possono occupare ore, o persino la maggior parte della giornata; oppure con l’evitamento di determinati oggetti, come ad esempio il tenersi lontani da tutte le cose marroni; o con pratiche ripetitive e protettive, alle quali il soggetto attribuisce un valore magico, ad esempio contare, pronunciare certi particolari numeri, toccare un talismano o una determinata parte del corpo; o ancora con un controllo continuo, come il ritornare indietro sette o otto volte per verificare di avere eseguito un’azione puntualmente già compiuta (per es. controllare di aver spento luce e gas, o di aver chiuso i rubinetti; di avere serrato bene le finestre e di aver chiuso a chiave la porta).

Si sente spesso parlare di giocatori d’azzardo compulsivi, oppure di mangiatori o bevitori compulsivi. Tuttavia, benché questi individui riferiscano di sentire una spinta irresistibile a giocare o a mangiare o a bere, sul piano clinico il loro comportamento non può essere considerato una compulsione, dal momento che viene spesso intrapreso con piacere. Una vera compulsione è sovente vissuta dalla persona come estranea alla sua personalità. Due ricercatori, Stern e e Cobb (1978) hanno trovato che il 78% di un campione formato da soggetti compulsivi considerava i propri rituali <<piuttosto stupidi>> o <<assurdi>> anche se non era in grado di porvi fine.

Una conseguenza frequente del disturbo ossessivo-compulsivo è data dagli effetti negativi che questo ha sulle relazioni interpersonali, e soprattutto familiari, di chi ne è afflitto. Una persona soggiogata dal bisogno irresistibile di lavarsi le mani ogni dieci minuti, o di toccare ogni pomello di porta che incontra, o di contare tutte le mattonelle del pavimento di un bagno, ha buone probabilità di suscitare preoccupazione, e persino risentimento, nel coniuge, nei figli, negli amici o nei colleghi di lavoro. Può accadere che i sentimenti antagonistici provati da queste altre persone e percepiti da chi soffre del disturbo provochino depressione  e ansia generalizzata, creando quindi le condizioni per un ulteriore deterioramento delle sue relazioni interpersonali.

 

 Disturbo post-traumatico da stress 

Questo disturbo si verifica in seguito ad un trauma molto forte subito dalla persona.

Nel disturbo post-traumatico da stress si ha una risposta estrema ad un fattore fortemente stressogeno, risposta che comprende un aumento notevole del livello di ansia, l’evitamento degli stimoli associati al trauma e un indebolimento della reattività emozionale.

L’evento traumatico che la persona ha vissuto direttamente, o a cui ha assistito, e che ha implicato morte, minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all’integrità fisica propria o di altri  deve avere creato una paura intensa, orrore e un senso di impotenza.

Il disturbo post-traumatico da stress si differenzia dal disturbo acuto da stress  in base alla durata dei sintomi. Mentre il disturbo acuto da stress si risolve in genere entro un mese dal suo esordio, quello post traumatico continua.

Quasi tutte le persone che vivono un’esperienza traumatica subiscono uno stress, ma non è detto che questo provochi la comparsa di un disturbo vero e proprio. Si parla di disturbo quando la persona, a causa dei sintomi provocati dal trauma, vede il proprio funzionamento sociale o lavorativo compromesso in maniera significativa.

La causa primaria del disturbo post-traumatico da stress risiede in un evento esterno, non nella persona.    I principali sintomi sono tre:

  1. Chi soffre del disturbo rivive persistentemente l’evento traumatico, anche attraverso incubi notturni.  Secondo alcune teorie, il rivivere l’evento traumatico sarebbe la caratteristica centrale del disturbo post-traumatico da stress, in quanto la persona non sarebbe in grado di integrare l’evento traumatico all’interno della sua esperienza di vita e delle sue convinzioni preesistenti.
  2. Un altro comportamento cruciale del disturbo è costituito dall’evitamento degli stimoli associati con l’evento e dalla attenuazione della reattività generale. La persona cerca di evitare di pensare al trauma o di essere esposta a stimoli che possano riportarglielo alla mente; a volte può essere incapace di ricordare aspetti importanti dell’evento traumatico.
  3. Infine sono presenti sintomi di aumentata attivazione fisiologica. Questi sintomi comprendono la difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, la difficoltà a concentrarsi, l’ipervigilanza  ed esagerate risposte di allarme.

 

 Disturbo acuto da stress 

Il disturbo acuto da stress è simile a quello post-traumatico. In entrambi i casi la persona ha vissuto un evento traumatico che ha implicato la morte o la minaccia di morte, o gravi lesioni fisiche o una minaccia all’integrità fisica propria o altrui. La persona ha reagito all’evento con intensa paura, sentimenti di impotenza e di orrore. Sono presenti sia il rivivere persistentemente l’esperienza traumatica, l’evitamento degli stimoli che possono ricordarla e i sintomi di aumentata attivazione fisiologica.

Le uniche differenze con il disturbo post-traumatico da stress sono la durata dei sintomi e la presenza di sintomi dissociativi. Infatti il disturbo acuto da stress ha una durata che varia da pochi giorni a un mese circa, mentre il disturbo post-traumatico ha una durata maggiore.

Inoltre il disturbo acuto da stress presenta sintomi dissociativi quali:

    1. l’amnesia dissociativa:si caratterizza per la presenza di episodi di incapacità di ricordare dati personali importanti, ivi compreso l’episodio traumatico. La durata del sintomo è in genere breve ed esso scompare all’improvviso;
    2. la fuga dissociativa : si manifesta con un allontanamento inaspettato dai luoghi in cui la persona abitualmente risiede, con incapacità di ricordare il proprio passato. Inoltre può presentarsi confusione circa l’identità personale o l’assunzione di una nuova identità;
    3. la derealizzazione : consiste nel provare un forte senso di irrealtà o di distacco dalla realtà;
    4. la depersonalizzazione :  si manifesta con un senso di distacco e di estraneità da essi, come se la mente si trovasse di fuori del proprio corpo. Queste sensazioni sono dovute ad un tentativo estremo di prendere una distanza emotiva dall’evento traumatico e di rendersi estranei ad esso