Anoressia, Bulimia


 

 

 Anoressia 

L’anoressia è caratterizzata dalla perdita totale o parziale dell’appetito.

Frequente in bambini iperprotetti, questo sintomo rappresenta talvolta un modo per esprimere ostilità nei confronti di genitori che rifiutano la loro autonomia e indipendenza.

Nell’ambito delle anoressie ha un particolare rilievo l’anoressia mentale che è uno stato patologico che insorge in giovani donne per conflitti di tipo emotivo, i più comuni dei quali riguardano l’accettazione del proprio ruolo femminile, e per conflitti psicologici maturati all’interno del nucleo familiare e in particolare con la figura della madre.

Nonostante il rifiuto ad alimentarsi e l’apparente totale mancanza di preoccupazione per il vistoso dimagrimento, il comportamento appare vivace e normale, anche se con il proseguire della malattia l’estrema debolezza può portare a condizioni anche mortali.

Di solito tutto comincia con una dieta dimagrante e tutto ciò che si desidera, apparentemente, è migliorare e controllare la propria immagine.

La persona anoressica non si sente mai abbastanza magra.

Tra i sintomi, la fame viene negata, si cade nel calcolo ossessivo delle calorie e nel controllo spasmodico del peso per la grande paura di ingrassare. Ci si illude che cambiando il proprio corpo sia possibile cambiare anche la propria vita.

Questo tipo di disturbo si manifesta in modo molto evidente: il corpo, scarno e denutrito, diviene una tela su cui dipingere l’immagine di un dolore interiore, un disagio che le parole non possono esprimere.

L’anoressia può portare danni molto gravi alla salute come insufficienza renale, alterazioni cardiovascolari, perdita dei capelli e dei denti. Spesso si verifica il blocco del ciclo mestruale che, se permane a lungo, può causare l’osteoporosi.

Spesso anoressia e bulimia si alternano ciclicamente: la persona anoressica, che non riesce più a controllare la fame, cede all’istinto e si punisce con il vomito autoindotto.

L’anoressia è la punta dell’iceberg, il sintomo di una sofferenza che ha cause psicologiche. Per questa ragione non può essere aggredito: è necessario invece cercare le cause senza tuttavia perdere di vista la gravità dei risvolti che possono mettere a rischio la vita. Il sintomo non viene soppresso ma si diluisce fino a scomparire solo quando la persona non sente più la necessità di adottare i comportamenti che ha dovuto cercare e usare come soluzione, quando riesce a esprimere e vivere i suoi sentimenti, quando a dispetto delle difficoltà trova dentro di sé gli strumenti per far fronte alla vita e alla sofferenza che ne è parte
(Fabiola De Clercq -1995-, Donne invisibili, Bompiani).

 

 Bulimia 

Impulso irresistibile al cibo a cui il soggetto risponde con una sovralimentazione continua.

Nella bulimia si instaura una dipendenza dal cibo come quella dalla droga e dall’alcool. La sensazione soggettiva è quella di “un pozzo buio e profondo da riempire”: si tratta di un vuoto soggettivo incolmabile, disperato, che si cerca di riempire attraverso l’assunzione di quantità eccessive di cibo.

La vita si svolge mangiando, in una sensazione di totale perdita di controllo, e vomitando incessantemente. Il senso di colpa è devastante e lascia la persona in un circolo vizioso senza fine.

Oltre alle abbuffate e al vomito, alcuni dei sintomi attraverso i quali si declina la bulimia sono condotte compensatorie come l’eccessivo esercizio fisico e l’abuso di lassativi e diuretici.

In ambito psicoanalitico si è soliti leggere la bulimia come una forma di fissazione o regressione alla fase orale, mentre in ambito psichiatrico si è constatata la frequente associazione tra bulimia e stati depressivi o ansiosi, per cui si incarica il cibo di riempire un vuoto o di placare l’ansia.

La bulimia, nonostante spesso rappresenti l’altro lato della medaglia delle persone anoressiche che non riescono più a controllare la fame, lascia sul corpo segni meno evidenti: per questo è più difficile da riconoscere rispetto all’anoressia.

Le conseguenze sono comunque devastanti sulla salute di chi ne soffre: il vomito autoindotto causa problemi gastrici, erosione dello smalto dentale, disidratazione, ipotalassemia e disfunzioni cardiache.

 

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